Il significato del progetto pastorale

 

Cari amici,

         “Dalla Messa alla vita” è il programma pastorale che ci siamo dati per questi anni. La forma più intensa per celebrare la vita che ci è donata in Cristo è l'Eucaristia. In essa noi facciamo memoria della morte e risurrezione di Gesù.

La celebrazione eucaristica - Pasqua settimanale

 Per noi cristiani la Pasqua è la festa per eccellenza. In essa noi celebriamo Cristo come garante della nostra vita e acquistiamo così la nostra identità di persone credenti.

          Nell’Eucaristia domenicale celebriamo la Pasqua della settimana. Come Cristo è apparso la domenica di Pasqua ai suoi discepoli, così egli si fa presente nella Santa Messa e ci invita al banchetto. Prendendo parte alla forza redentrice della sua morte diventiamo partecipi anche della sua vita.

 Chiesa eucaristica

             Secondo la nostra fede e la dottrina cattolica sulla Chiesa l'Eucaristia costituisce il centro della vita comunitaria della Chiesa: siamo una Chiesa che è comunità eucaristica, quando lasciamo che l’Eucaristia plasmi la nostra vita.

            Su questa idea di comunità eucaristica insistono molto i Vescovi italiani nei loro orientamenti pastorali per il primo decennio del duemila, invitando le nostre comunità locali a rivolgervi una particolare attenzione.

           Già a partire dagli edifici sacri si capisce che siamo una comunità eucaristica. Le chiese sono costruite proprio per una dignitosa celebrazione dell'Eucaristia. Nei vari momenti della Santa Messa poi riscontriamo le caratteristiche della comunità ecclesiale: ci raduniamo insieme per ascoltare la Parola di Dio e per nutrirci del corpo e sangue del Signore. Ciò corrisponde a un desiderio profondo dell'uomo di convivialità e di vita.

           Nella celebrazione eucaristica cresciamo come Chiesa, che vuol essere una comunità viva unita a Cristo come suo corpo mistico. L'apostolo Paolo scrive alla comunità di Corinto: noi cristiani siamo uniti come le membra al corpo e Cristo è il capo.

 Partecipazione alla liturgia festiva in parrocchia

 Fin dai tempi delle prime comunità i cristiani si radunano la domenica attorno alla mensa della Parola e del Pane di vita. Con la partecipazione all'Eucaristia il giorno del Signore diventa anche giorno della Chiesa. La domenica dona un significato profondo alla nostra vita. Con la sua liturgia essa rende possibile l'incontro con Dio e con Cristo e offre una parola che ci può accompagnare per la giornata e l’intera settimana.

La celebrazione domenicale unisce le persone, costruisce comunità nei nostri paesi e nelle nostre città. Purtroppo oggi la frequenza all’Eucaristia è in costante diminuzione e la domenica viene minacciata da manifestazioni di vario genere che fanno perfino dei tempi sacri un mercato. Se la domenica perde la sua caratteristica umana e religiosa, vanno persi dei valori necessari per tutti, non solo per i cristiani.

 Collaborare per liturgie decorose

 Nella nostra parrocchia ci sono molte persone che si impegnano per una celebrazione decorosa. A loro rivolgiamo un sentito grazie. Siamo consapevoli che nelle celebrazioni liturgiche ci viene incontro il Signore Risorto.

Se ci impegniamo a realizzare delle liturgie che tengano nel debito conto le parole, i canti, i gesti, i simboli, i momenti di silenzio previsti, esse corrisponderanno veramente al mistero della fede.

 Eucarestia “scuola di vita”

Celebrata con fede, l’Eucaristia educa efficacemente alla maturazione di autentici atteggiamenti cristiani, dal­l’accoglienza alla conversione, dall’ascolto all’offerta, dalla condivisione alla missione.

L’incontro vero e totale con Cristo, il Signore e Maestro - che ci convoca in “assemblea” (= Chiesa), che ci rivolge la parola di vita, che rinnova nel tempo per noi nell’oggi l’offerta di sé, che imbandisce per noi un ban­chetto offrendosi come «pane spezzato» e «vino versato» -, trasforma la nostra vita e la assimila sempre più alla sua, rende possibile la conformazione della nostra volontà alla sua, ed opera, sotto l’azione dello Spirito Santo, la conver­sione della nostra mente e del nostro cuore alla volontà del Padre.

La celebrazione – direbbe Sant’Agostino – è “paro­la visibile”. Essa è “azione e non solo lezione, è azione di vita”: azione della Chiesa in cui si incarna l’agire di Dio. Vivendola, siamo condotti passo passo dalla pedagogia della Chiesa a far nostri i sentimenti che furono in Cristo Gesù durante la cena pasquale e sulla croce, e a tradurli nel nostro stile di vita.

È necessario, dunque, passare “dalla Messa alla vita”: nei gesti e nelle preghiere della celebrazione viviamo una esperienza di vita eucaristica che esige e richiede di incarnarsi e prolungarsi in genuini comporta­menti eucaristici.

Proprio per questo – attraverso l’impegno perso­nale, passando per le famiglie e maturando una partecipazione viva e con­sapevole alla liturgia eucaristica – vogliamo impegnarci in questi anni a crescere nella coscienza di Chiesa e nella stessa vita ecclesiale.

Il piano pastorale ci deve aiutare a maturare personalmente e comunitariamente uno stile di vita euca­ristico, sostanziato di accoglienza di Dio e dei fratelli, di ascolto, di riconciliazione, di offerta, di consacrazione, di comunione, di ringraziamento e di missione. In questo modo la nostra comunità potrà diventare autentica “comunità eucaristica”, nella misura in cui impareremo a tradurre nella vita l’Eucaristia che cele­briamo. Qui di seguito vengono semplicemente accennati i temi che costituiranno gli orientamenti pastorali per i prossimi anni.

 

1. Riti di inizio: Chiamati a fare comunità (2008-09)

 Convocati dal Signore in assemblea (Chiesa), da lui accolti e riuniti nella sua casa, ci apriamo all’accoglienza di Dio e dei fratelli nella nostra vita personale e comunitaria, con la stessa carità con cui siamo accolti da Cristo.

Nell’assemblea eucaristica convocata da Dio ogni fedele è accolto da lui sotto il segno della gratuità. E que­sto deve suscitare lo stesso atteggiamento verso i fratelli: cominciando da quelli riuniti in assemblea. Si traduce così in atto l’invito dell’Apostolo: “accoglietevi gli uni gli altri, come Cristo accolse voi per la gloria del Padre”. Ognuno si sente effettivamente accolto come fratello, come membro di una famiglia, come uomo che ha una sua dignità e meri­ta perciò attenzione e rispetto, specie se povero ed emarginato. Ne nasce uno stile di vita evangelico che si inserisce poi nei rapporti quotidiani.

 

2.      Atto penitenziale: Riconciliazione (2009-10)

 Riconciliati da Dio, ci impegniamo a vivere in comunione e a farci strumenti di riconciliazione, diffon­dendo attorno a noi la pace del Risorto.

Poiché il peccato è sorgente di ogni divisione, i convitati avvertono che la comunione con Cristo e con i fratelli è offuscata e compromessa dai loro tradimenti. Da questa consapevolezza nasce l’esigenza della conversione e della riconciliazione che si esprimono nell’atto penitenzia­le: il rapporto infranto si ricompone.

 

3. Liturgia della Parola: Ascolto (2010-11)

In ascolto del Signore, che ci rivolge la sua paro­la, diventiamo discepoli, annunciatori e testimoni della Verità.

Nella liturgia della Parola trova espressione tutta la vicenda della storia della salvezza, dalla quale emerge sempre il primato di Dio che chiama. È Dio che va incon­tro all’uomo, è lui che incomincia a parlare. Perciò attorno all’altare c’è un popolo in ascolto del suo Dio che ‘qui-ora’ parla. Nella proclamazione della Parola, “Cristo annunzia ancora il suo Vangelo” (SC 33). E non è solo una parola che dice, cioè comunica. È “forza di salvezza per chiunque crede” (Rm 1,16) perché è il Risorto presente che parla. “È come se vedessi la sua bocca” direbbe San Gregorio Magno.

 

     4. Presentazione dei doni: Condivisione e offerta (2011-12)

 Offrendo al Signore il pane e il vino, condividiamo con i fratelli i nostri beni e la nostra stessa vita, riconoscen­doli come doni ricevuti da Dio.

Nel «fate questo in memoria di me», Cristo non ha richiesto ai suoi discepoli la semplice ripetizione di un gesto rituale; ha chiesto piuttosto di “farsi” come lui “pane spezzato” e “vino versato” per amore dei fratelli, ha chiesto di assumere cioè i sentimenti che furono suoi e modellarsi sulla sua autodonazione.

L’Eucaristia è perciò il momento in cui tutta la vita della Chiesa viene raccolta intorno al Cristo pasquale, rice­ve il dono del suo amore ablativo e poi viene rilanciata per le vie del mondo, per essere un segno della sua presenza di buon Samaritano, quasi per far sperimentare ai fratelli l’intensità e la forza con cui Dio li ama, con la qualità stessa del suo amore. Un amore che pensa più a dare che a rice­vere.

 

5.      Rendimento di grazie e Comunione (2012-13)

 Facendo memoria della Pasqua di Cristo, lodiamo il Signore per le sue grandi opere, nella certezza che egli continua ad agire anche oggi, guidando la nostra storia e quella dell’intera umanità alla comunione.

Facendo comunione con Cristo, Pane della vita, viviamo in comunione con tutti, camminando verso un’unità arricchita dalle diversità esistenti fra noi, in dia­logo con tutte le espressioni ecclesiali.

L’Eucaristia è memoriale: esso non è solo ricordo, non fa riferimento unicamente al passato. Implica la pre­senza attiva di ciò che è ricordato: e così le meraviglie di Dio rivivono nell’oggi, perché Dio “si ricorda” di ciò che ha fatto e interviene nel presente. Ma anche la comunità, insieme a lui “si ricorda”: e lo fa attivamente, partecipan­do a ciò che Dio ha fatto. I credenti cioè mostrano l’agire di Dio nel loro agire. Poiché Dio fa misericordia, anche noi facciamo misericordia. Poiché Dio perdona, anche noi perdoniamo. Poiché Dio fa alleanza, anche noi stringiamo vincoli di comunione con i nostri fratelli.

La comunione sacramentale acquista così la pie­nezza delle sue dimensioni: mentre è il modo pieno di par­tecipare al banchetto della nuova alleanza, è anche piena inserzione nel corpo mistico del Signore, ove vige la legge della piena comunione di vita tra le membra.

 

6.      Missione (2013-14)

 «Andate»: accogliendo il mandato di Cristo, siamo inviati per le strade del mondo come missionari del suo amore, attraverso la testimonianza della nostra vita.

La celebrazione si conclude con il congedo, invito ad iniziare un’altra celebrazione in cui è impegnata tutta la vita. L’assemblea si scioglie per disperdere i partecipanti per le strade del mondo, affinché siano in mezzo ai fratelli testimoni della morte e della risurrezione di Cristo non si va a portare qualcosa di proprio, ma a comunicare il dono ricevuto, con la forza dello Spirito che l’Eucaristia comunica attraverso il corpo del Risorto. La missione più che una cosa da fare è un modo di essere. Lo stesso modo di essere del Cristo, che è “l’inviato del Padre”.